scritture becche

RIFLESSIONI

essere indipendenti

Ci siamo interessati all'editoria indipendente da qualche tempo. 

Forse già agli albori di Brododibecchi, nelle prime puntate radiofoniche, compariva ogni tanto qualche titolo di libro insolito, dal suono curioso, introvabile tra gli scaffali di molte biblioteche. Ecco, già allora ci sembrava una buona occasione parlare di libri belli - ma noti a metà, perlopiù appartenenti a una via sotteranea fatta di ottime copertine, eccelse scritture, morbida carta e grafiche creative. 

Le case editrici indipendenti scelgono di rendere i libri innanzitutto degli oggetti speciali. Per questo le amiamo: sia per il nostro culto un po' atavico secondo cui reperiamo e scambiamo oggetti unici e singolari, sia per quella attitudine tutta umana di collezionare, archiviare, mettere in fila oggetti belli e vissuti.

I luoghi in cui si possono trovare questi libri-oggetti speciali si rivelano spesso spazi accoglienti, poetici, che hanno scelto un loro percorso seguendo un gusto ed una cura: più o meno come quei bar in cui piuttosto che coca cola o aperol si trova un qualche sciroppo analogo, ma dal gusto antico.

Ogni casa editrice possiede il proprio racconto, il proprio stile e la propria unicità. 

La forza di una casa editrice per brillare tra le tante (simili o diverse) sta nel suo essere unica e riconducibile solo a se stessa.  Non va dimenticato che, in ogni caso, "l'oggetto libro è un bene: viene prodotto per essere letto, sottolineato, desiderato, scambiato, ceduto, ma soprattutto venduto."

Con le Cascatole dell'editoria ci siamo infilati dentro questa dimensione, suggerendo alcuni titoli che ci hanno attraversato, selezionandoli per tematiche a noi affini e qualità editoriali. Nondimeno crediamo che chi fa il mestiere dell'editore sia "allo stesso tempo recettore delle istanze dei lettori ed educatore dei loro gusti e delle loro esigenze".

 

Tuttavia ci siamo imbattuti in un articolo molto puntuale, il quale, attraverso un campione di 2000 interviste, porta un quadro complesso sulla consapevolezza del pubblico italiano rispetto all'editoria indipendente. 

E quindi ci siamo domandati: ma siamo sicuri di sapere cosa significhi editoria indipendente? Abbiamo istruito a sufficienza i nostri "lettori" per capirne il valore?

Qui di seguito alcuni spunti dall'articolo in questione che potrebbero aiutarci a prendere consapevolezza sulla dimensione che Brododibecchi ha supportato - con i suoi mezzi - attraverso le Cascatole dell'editoria indipendente.

 

Innanzitutto è essenziale sapere quanti abbiano la capacità di distinguere una casa editrice indipendente piuttoste che un editore commerciale. 

La maggioranza degli intervistati (il 71%) ha risposto di aver letto in un anno (tra i libri letti) meno della metà di libri pubblicati da case editrici indipendenti. Solo il 18,7% ha risposto più della metà.

Alla domanda su quanto la presenza di un’edizione o di un’altra incida sulla scelta di un determinato titolo in libreria od online, più della metà degli intervistati (il 56,3%) ha risposto che l’edizione è indifferente, non rappresenta cioè uno dei motivi più rilevanti per la scelta di un libro. Una determinata edizione influisce nella scelta di un titolo solo per il restante 43,7%.

Interessante diviene inoltre capire come il pubblico riconosca una casa editrice indipendente. Per il 51,7% degli intervistati un libro pubblicato da un editore indipendente risulta assolutamente riconoscibile in libreria. Il restante 48,8% non trova, invece, che lo sia.

La riconoscibilità grafica (quindi, si parla complessivamente di aspetti come copertina e di sviluppo del progetto grafico) di un libro e/o di una collana è uno dei fattori che più ha unito gli intervistati (ben il 51,4%) nel rispondere alla seconda e ultima domanda sull’argomento: da cosa risultano riconoscibili gli editori indipendenti? Segue la risposta di chi pensa che un editore sia riconoscibile dalla proposta editoriale (34%). Infine un buon 13,4% ha ammesso di ritenere entrambi i fattori, ossia progetto grafico e proposta editoriale, come buoni comuni denominatori di riconoscibilità. Solo l’1,2% degli intervistati, invece, non vede questi due fattori come determinanti e si dice influenzato da altro nel riconoscere un titolo indipendente.

 

V'è infine un'ultima domanda rivolta direttamente agli editori indipendenti: cosa significa essere un editore indipendente?

"Indipendenza è un concetto, per me, un’attitudine alla vita. In ambito editoriale coincide spesso con la parola libertà: di idee, di scelta, movimento, tempi."

"Essere un editore indipendente vuol dire godersi la possibilità di non dover rispondere a logiche di mercato, di non sottostare ai ritmi forsennati della produzione di massa, che spesso finiscono per favorire la quantità a discapito della qualità."

"Indipendenza ha poi anche un’altra sfumatura, quella, per niente opposta, di Interdipendenza: significa lavorare a stretto contatto con tutta la filiera, dai colleghi ai librai passando per i giornalisti e i blogger, fino ai lettori: conoscerli, parlarci, raccontarsi e farsi raccontare."

 

Brododibecchi s'infila in una dimensione culturale difficile ma che la affascina e a cui si sente molto affine: libertà e indipendenza, creatività e cambi di rotta repentini, sono da sempre identificabili come il modus vivendi a cui appartiene.

 

Ma invece - se ci domandassero: cos'è per voi indipendenza? Cos'è per voi libertà?

 

Risponderemmo che per noi essere indipendenti ha significato - esistere. 

L’indipendenza è vicina all’esistenza quando si dà la priorità al proprio sentire, quando il cuore è importante in quello che si fa, quando il proprio motore è acceso grazie ai sogni. Crediamo che essere indipendenti non voglia dire “non omologarsi”: ha un significato ben più profondo. 

È come avere un’identità e un’anima che scelgono d'intraprendere una strada sterrata con un panorama stupendo. In questa stradina bisognerà essere prudenti, ci si potrà perdere. Non ci si troverà molto comodi, forse. Si dovrà cercare di risolvere gli imprevisti e le difficoltà in modo rapido e autonomo. 

Ma in questo tragitto ci sarà spazio per la cura dei dettagli, la cura del singolo, si darà importanza alle emozioni e si potranno raggiungere le varie tappe del proprio percorso con fatica, eppure decisamente arricchiti.

 

Se ci si immerge in tutto questo, non si può non sentire soffiare il vento della libertà: è tanto invisibile, a volte, quanto potente. La libertà si capta, si inneggia, si sceglie e si manifesta. Vi è però uno scalino sul quale s'inciampa spesso, talvolta per disattenzione, talvolta per superficialità. Libertà è sentirsi di dire, manifestare, mostrare, ed è libertà anche non voler dire, non voler fare, non voler mostrare o mostrarsi. 

Libertà è armonia, è espressione di ciò che sentiamo di essere senza dover sottostare a schemi altrui o giudizi esterni. Libertà è scegliere di non prendere l’autostrada, ma una stradina tra i colli arrivando a destinazione ore più tardi con la pancia piena e gli occhi sorridenti. Libertà è dare un ordine personale alle proprie priorità, potendo scegliere come creare e divulgare un’idea o un progetto. Libertà è accettare accordi che magari non avremmo pensato, perché siamo anche liberi di cambiare idea, città, gusti e molte altre cose. 

Libertà è saper ascoltare, essere senza pensare di dover essere: scoprire l’egoismo per poter elargire altruismo finché saremo su questa terra. 

 

La libertà va scovata, ammirata, rispettata e vissuta.