mediterranea

saving humans

 

Libreria due punti,

Trento, 26/10/2018

reporter per noi: Giulia

Se, come me, vi affascina l’idea che una libreria possa essere un po’ rifugio, dove trascorrere qualche ora a caccia di nuove letture, e un po’ pungolo, per trovare nuovi stimoli e spunti di riflessione e se, magari, vi piace che non sia solo questo, ma anche luogo in cui scoprire, che so,  di fotografia e grafica, di lingue e umanità e progetti a voi sconosciuti, beh, allora dovete proprio fare un salto alla “due punti” di Trento. Scoprirete così che i due sapienti librai, Elisa e Federico, sono sempre a disposizione per consigliarvi, o semplicemente per fare due chiacchiere, e che organizzano eventi che non mancheranno di sorprendervi, ciascuno a suo modo - non per niente, si descrivono come “libreria laboratorio”. Un esempio è quello a cui ho avuto il piacere di partecipare il 26 ottobre: un incontro con Mediterranea Saving Humans, per raccontare la loro storia ed i loro perché. Io, che conoscevo il progetto a grandi linee e sostanzialmente grazie al clamore mediatico relativo alla loro prima missione (l’invio di una nave autofinanziata, la Mar Jonio, nel Mediterraneo centrale, con l’obiettivo di osservare, monitorare e denunciare quanto accade quotidianamente in quelle acque), sono arrivata piena di curiosità e senza sapere realmente cosa aspettarmi - il “semplice” intervento di un responsabile? Qualche testimonianza? Immagini? Ovviamente, ho trovato molto di più - a partire da una postazione radio, dei ragazzi di Sanbaradio, che ho scoperto andar ben oltre il concetto di “radio universitaria”. Ma andiamo con ordine: a rappresentare Mediterranea, uno dei suoi principali sostenitori, Sandro Mezzadra (docente di Pensiero Politico Contemporaneo presso la Scuola di Scienze Politiche di Bologna), e, via Skype, Lucia Gennari, avvocatessa che ha partecipato alla prima missione promossa da Mediterranea Saving Humans, mentre, in funzione di moderatore, il libraio Federico. Proprio a quest’ultimo il compito di introdurre la serata: cos’è Mediterranea? E perchè a Trento e in una libreria? Beh, chiunque conosca un minimo questa città sospesa tra i monti e il fiume sa che il quartiere ove sorge via San Martino, tra i più antichi, è da sempre attento alle tematiche sociali, così come la “due punti” ideata da Federico ed Elisa aspira ad essere proprio luogo di contatto e confronto tra persone, nuova agorà cittadina per ragionare assieme sul presente e tentare, sempre assieme, di cambiare il futuro e di creare “un nuovo ordine delle cose”. Quale migliore cornice, dunque, per parlare di un progetto che si autodefinisce come “azione non governativa”,  “piattaforma aperta di disobbedienza morale ed obbedienza civile”?

La prima ad intervenire, fornendo subito una testimonianza più che diretta, è Lucia Gennari,  giovane avvocatessa con un particolare interesse per il Diritto dell’Immigrazione, che ha partecipato alla prima missione (partita il 4 Ottobre c.a e durata 12 giorni) a bordo della nave Mar Jonio. Nelle sue parole intuiamo subito la difficoltà di tradurre in lingua ciò che ha vissuto: “un’esperienza bella, ma complessa e problematica”, frutto della collaborazione di molte persone, italiane e non, ciascuna con competenze differenti (la Mar Jonio è stata infatti affiancata da altre navi, delle ONG Open Arms e Sea Watch).  Lucia ci racconta di un teatro, quello del Mediterraneo Centrale, in cui si assiste sempre più spesso ad un utilizzo distorto e parziale delle leggi, nazionali ed internazionali, che pure esistono e sono piuttosto chiare per quanto riguarda l’obbligo di salvataggio ed assistenza, ed in cui altrettanto difficile risulta essere la collaborazione con le altre nazioni coinvolte (le forze libiche, ad esempio, che di fatto vengono sovvenzionate dal governo italiano e dai fondi europei, o quelle maltesi, che hanno più volte dichiarato la propria impossibilità ad intervenire in acque che pure sarebbero di loro competenza, costringendo l’Italia, ed in particolare Lampedusa, a farsi avanti).  Insomma, chiaramente la questione è complessa e, sebbene Lucia ci faccia compagnia solo per pochi minuti, il suo racconto è già sufficiente a restituirci l’immagine di una storia che non può essere letta in un solo modo, ma che necessita di un’analisi multistrato, che consideri tutti i piani, da quello umano a quello legislativo, passando per quello socio-economico. Io stessa, al termine di questo primo intervento, non so bene cosa pensare e la confusione regna sovrana, tra il tentativo di capire chi stia infrangendo la legge e perchè, il sollievo nel sapere che qualcuno si opponga ed un’altra sensazione, a metà tra il disappunto e qualcosa di più profondo, per non essermi informata prima, per essere io stessa colpevolmente distratta - distante? E, poi, rimane la curiosità iniziale, la voglia di sapere come sia nato il progetto di Mediterranea Saving Humans concretamente, come funzioni la nave Mar Jonio, chi siano i volti di quelli che hanno scelto di farsi avanti e di farlo in questo modo.

Ad aiutarci in tal senso interviene Federico, chiedendo a Sandro Mezzadra di guidarci attraverso i possibili livelli di lettura (il ruolo di Mediterranea, quello dell’Italia e dell’Europa, le ONG, la società civile) e di fornirci un bilancio dei primi 40 giorni di attività del progetto. A proposito del primo punto (la nascita e il ruolo di Mediterranea), scopriamo che è figlia di una lunga gestazione, cominciata intorno al mese di giugno 2018, prima come semplice confronto di idee tra amici, a proposito dei recenti cambiamenti politici in Italia, della chiusura dei porti, del tentativo, piuttosto riuscito a livello globale, di criminalizzare l’azione delle ONG che operano già da anni nel Mediterraneo e, poi, come esigenza comune di cambiare partendo dal basso, dalle proprie azioni, di superare le vecchie forme di resistenza e di imparare a giocare d’anticipo, per creare noi stessi le basi per un nuovo mondo. Nasce, così, l’idea della nave, sicuramente inedita e quasi “grottesca” nelle dimensioni, che pure riscuote successo giacchè, in pochi mesi, il consenso ed il seguito attorno al progetto Mediterranea si ampliano notevolmente, coinvolgendo non solo gli ambienti storicamente più schierati (i sindacati, ad esempio), ma anche quelli professionali, a dimostrazione dell’esistenza di un malcontento e di un’insofferenza diffusi nei confronti delle attuali politiche di governo (emblematico, in tal senso, stando alle parole di Mezzadra, è il sostegno che il progetto inizia a ricevere anche da alcuni esponenti delle Capitanerie di Porto italiane, soprattutto dopo i gravi fatti riguardanti la nave Diciotti). Mentre il consenso cresce, tuttavia, Mediterranea si scontra anche con la realtà della burocrazia: affittare e preparare una nave non è facile, nè economico.  Dal punto di vista legislativo, bisogna imparare a rapportarsi con la Guardia Costiera (che ha il potere di bloccare le attività marittime - basta un cavillo) e attenersi a quanto dettato dal RINA (Registro Italiano Navale) - ad esempio, la Mar Jonio risulta omologata solo per undici persone, di cui sette devono essere per legge contrattualizzate come marittime per questioni di sicurezza, il che lascia poco spazio per altre figure necessarie (gli addetti al salvataggio, qualora dovesse rendersi necessario, il medico, il mediatore linguistico-culturale), ma, d’altro canto, le pratiche necessarie per aumentare il numero di omologati impiegherebbero mesi e mesi per essere sbrigate. Questo il motivo per cui Mediterranea lavora in collaborazione con altre imbarcazioni - in modo da avere tutto il personale necessario senza infrangere alcuna legge. A proposito del dato economico, invece, interessante è la spiegazione di Mezzadra, a seguito di una domanda del pubblico, su come sia stato concretamente possibile finanziare un progetto di tale entità: poichè, fino al 4 ottobre, la missione della Mar Jonio è stata tenuta opportunamente segreta per evitare di perdere l’effetto sorpresa ed offrire il fianco a ritorsioni politiche, è evidente che il denaro necessario sia stato reperito ben prima dell’inizio della campagna di crowfunding (che fino ad ora ha, comunque, già raccolto più di 225.000 euro). Le fonti, in dettaglio, sono state tre: prestiti di singoli, donazioni collettive ed individuali ed un fido di 465.000 euro erogato da Banca Etica e garantito dalle firme di quattro parlamentari di Sinistra Italiana. Altro dato degno di nota, e che spesso viene sottolineato dai media, è che la Mar Jonio batta bandiera italiana: concetto puramente giuridico, necessario perchè, stando alle attuali leggi, i porti non possono essere chiusi ad una nave connazionale, ma che nulla ha a che fare con lo spirito del progetto, il quale nasce sì italiano e però si sente europeo e mediterraneo e che trova proprio nella collaborazione con città e paesi altri uno dei propri punti di forza.

Per quanto concerne il ruolo delle ONG, il discorso si fa tanto complesso quanta è la voglia di  approfondire e saperne di più da parte di chi, come me, è in ascolto da ormai quasi un’ora e mezza. Mediterranea si definisce, infatti, come un’azione non governativa, in netto contrasto, almeno nel nome, con le più note “organizzazioni non governative”. A tal proposito, Mezzadra spiega che, pur collaborando con numerose ONG (Sea Watch e Open Arms, ad esempio) e pur essendo il loro intervento nel Mediterraneo fondamentale, una distinzione si rende necessaria, poichè innegabile è che, negli ultimi anni, le ONG siano state, volenti o nolenti, incorporate in questioni “governamentali” che molto hanno della politica e poco della “ragione umanitaria” e che abbiano, di fatto, contribuito a creare quella retorica dell’emigrazione come emergenza e dell’immigrato come invasore, che va salvato prima ed assistito poi a spese altrui - retorica, secondo Mezzadra, oltremodo dannosa. Mediterranea si pone, quindi, come alternativa/supplente alle ONG, facendo dell’osservazione e del salvataggio (solo se necessario e nel pieno rispetto delle regole vigenti) i suoi obiettivi “marittimi” e della sensibilizzazione, del coinvolgimento della popolazione dal basso, quelli “terrestri”. Mediterranea Saving Humans come ponte necessario fra mare e terra, per restituire all’umano la sua giusta, seppur multiforme, dimensione: questa forse l’espressione che più racchiude l’intero senso del progetto - e che è anche la frase di chiusura di Mezzadra stesso.

 

Come essere attivi da terra, come rendersi ogni giorno più consapevoli (e, quindi, responsabili), come fare, insomma, per remare contro quella che sembra essere l’attuale tendenza politica (e sociale, aggiungerei io) in Italia? Queste ed altre le domande al termine del lungo intervento di Sandro Mezzadra. L’impressione, dal fondo della stanza, è che tutti noi si condivida un identico senso di disagio, ma non di rassegnazione: che si cerchi tutti, nel proprio piccolo, di vivere non di sola analisi di quanto accade fuori, di non farsi bastare il mero sentirsi diversi dal politicante di turno, ma di cercare azioni concrete (nuove forme di resistenza, nuovi strumenti) da portare avanti, ciascuno nella propria “terra”, con la speranza di tornare, un giorno, ad essere maggioranza - non solo politica, ma sociale, umana.  Cercare, insomma, nonostante i tempi cupi, di non arrendersi e di abituarsi (come sostiene lo stesso Mezzadra) ad agire e pensare anche se si è minoranza ed anche se si ha la sensazione di essere gli unici a pensare -sentire?- in un certo modo.

A riassumere alla perfezione lo stato d’animo della platea, di nuovo il libraio Federico: che Mediterranea Saving Humans possa essere di stimolo per muoverci, per spingerci a tenere sì conto del passato, ma per poi muoverci attivamente verso il futuro, anche se non è il futuro che ci avevano promesso, anche se non è il futuro che avremmo voluto. E farlo a partire dal proprio contesto - la prossimità, dunque, come inevitabile punto di inizio, come tensione verso la globalità.

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