più libri,

più liberi

 

Centro congressi 'la nuvola',

Roma, 5-9/12/2018

reporter per noi: Ilaria

C’è un quadro di René Magritte che ho sempre prediletto agli altri: un calice di cristallo prova a contenere una nuvola. Prova invano, tuttavia, e quell’ovatta di vapori supera immutata i bordi della mezzaluna di vetro. S’è conclusa nei giorni scorsi, a Roma, la fiera Più libri, più liberi: ospitata nel Centro congressi della Nuvola, nel quartiere Europa, ha consentito alla piccola e media editoria di trovare uno spazio d’esposizione e di dialogo con la città per cinque giorni (5-9 dicembre). Un relazione intessuta nell’equilibrio tra autori emergenti e grandi classici tascabili; saggistica nostrana e romanzo europeo; fumetto e audiolibro. I momenti dell’incontro con gli autori-editori hanno scandito il tempo in spazi raccolti; niente a che vedere con l’immensa arena di bancarelle e di banconi espositivi, senza tempo, della sala centrale. Un vero e proprio labirinto di lettere, a scandire lo spazio in cardi e in decumani ordinati. Fino al 9 dicembre i corridoi hanno accolto uomini e donne di tutte le età, lettori accumulatori, impegnati in passi avanti e indietro per recuperare anche «quel libro che…». Molti i bambini, silenziosi, come incantati davanti agli opuscoli e ai volumi illustrati.

Chi voglia raccontare Più libri, più liberi deve, poi, anche descrivere la fiera come un’occasione di riflessione collettiva su temi di cogente attualità: la Siria e i diritti negati, l’Africa, il giornalismo d’inchiesta; l’immigrazione descritta da chi ha scelto di raccontare se stesso in italiano, anche se le radici più antiche s’immergono nella terra lontana del Senegal; l’emancipazione femminile che fa il paio con un machismo ancora vivo e vigoroso. Il programma di questi incontri è tutt’ora consultabile sul sito della fiera: sia questo un impulso verso letture nuove e potenti.

Tra queste, tre consigli: si potrebbero suggerire titoli e titoli e titoli. Ne scelgo solo tre: spero che il torto, che faccio ad altri altrettanto meritevoli, possa essere bonificato in una futura occasione. Con il pensiero grato alle piccole e medie case editrici, che continuano a regalare ai lettori appassionati opere di grande qualità.

Le poetesse azerbaigiane. Otto secoli di letteratura (a cura di Sandro Teti editore) è un volumetto che potrebbe essere, certamente, letto in diversi modi e all’ombra di differenti chiavi di lettura: la mia prospettiva è unicamente, sia inteso, una prospettiva di genere, una riflessione sulla letteratura femminile, ovunque questa trovi luce, con la speranza che un’antologia di questo tipo, per la poesia femminile italiana, possa presto trovare altrettanti spazi e momenti d’esposizione per un grande pubblico di lettori. Tra le poetesse antologizzate ce n’è una che nella vita fu una casalinga: sosteneva Alda Merini che i suoi versi migliori potevano esserle nati proprio mentre lavava i piatti. S’assomigliano tutte le donne del mondo, - assomigliano a quell’alta percentuale di donne che lavora in casa e, per questo, non ha retribuzione -: chiedono d’essere guardate per quelle che sono, le donne, e forse tutte, in ogni angolo del mondo, nascondono tra le ciglia qualche verso mentre lavano i piatti. In un miscellanea scolastica di recente edizione, su sessantatre testi poetici antologizzati solo dieci sono quelli scritti da donne; di questi dieci, cinque sono nella sezione L’amore; i rimanenti se ne stanno sparsi negli altri sei capitoli del manuale.

Il secondo libro consigliato, Non rivedrò più il mondo, edito da Solferino, raccoglie le parole dal carcere di Ahmet Altan, giornalista turco condannato all’ergastolo: un Boezio dei giorni nostri, che vedrà scorrere la proprio esistenza in carcere per aver fatto il proprio lavoro. La lettura di qualche frammento, che Valerio Mastandrea ha regalato al pubblico della fiera nel giorno di chiusura, è rintracciabile sulla pagina Facebook dell’iniziativa Più libri, più liberi. Più libri, più liberi…

L’ultimo. S’intitola Con l’augurio di molte farfalle (Paolo Loffredo Iniziative Editoriali): si tratta di un libro-prodotto, una sorta di cronistoria, con racconti matrioska, del corso di lettura e di scrittura creativa, tenuto dal professor Fabio Pierangeli; una sorta di antologia di racconti, forse, di frammenti di vita, certamente. Un libro-progetto: una gruccia alla quale poter poggiare il cappotto gocciolante, finché non sia asciutto; perché la letteratura è calda, quando la scrittura sa essere conciliazione. E qui sa esserlo. Quando, poi, la scrittura è propulsione, la letteratura diventa consapevolezza. Ed è il caso di Con l’augurio di molte farfalle.

C’è un quadro che ho sempre prediletto agli altri: un calice di cristallo prova a contenere una nuvola. Quante cose possono essere viste da una nuvola… Una nuvola libera. A cui dare, per ora, appuntamento al prossimo anno.

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