s-chiusi

Teatro al Parco,

Parma, 6-7 ottobre 2018

reporter per noi: Claudia

Ciao becchi! 

Qui Parma, vi si ringrazia per le dritte sul weekend! La domenica di negozi aperti, o meglio S-chiusi, è stata occasione per fare un po’ di acquisti..soprattutto racconti danzati in un negozio di scarpe, e per scoprire le ultime tendenze.. su tutte, un paio di occhiali in grado di filtrare la realtà di cui un’ottica offriva ai passanti un test gratuito dai risultati sorprendenti! 

 

In generale, bellissima esperienza di “rigenerazione urbana” attraverso gli strumenti dell’arte! Devo dire, è stato anche un  momento di forte presa di coscienza sulla realtà di Parma: non ho potuto fare a meno di notare come il doppio degli spettacoli non sarebbero forse bastati per occupare i tanti-troppi negozi sfitti del centro.. Scopo raggiunto quindi, così come quello di potersi riscoprire, ogni tanto non fa male, comunità ancora capace di dialogo ed incontro: banalmente, per gli spettacoli non c’erano orari, bisognava così aspettare che si radunassero abbastanza persone per poter iniziare..ed era bello sorprendersi di una parola scambiata nell’attesa, piuttosto che ascoltare i ricordi di qualcuno legati all’uno e all’altro negozio. 

 

Fra gli spettacoli visti, voglio dirvi di due in particolare! Il primo è “Scarpe diem”, portato in scena da Elisa Cuppini, splendida interprete della danza come linguaggio universale! Si era in un negozio di scarpe usate, noi “clienti” eravamo chiamati a sceglierne un modello, come in un normale negozio..non fosse per il fatto che ciascun paio fra quelle sposte era appartenuto ad un personaggio letterario; al cliente allora veniva chiesto di leggerne “l’etichetta” che svelava l’identità del proprietario illustre.. e da quel momento era come se un racconto muto si sprigionasse  da quel paio di scarpe ed Elisa, calzandole o danzandovi assieme, lo restituisse a noi, senza pronunciare una sola parola, dando corpo alla storia e alle emozioni vissute dal personaggio soltanto attraverso la sua danza! Ed era tutto così chiaro col solo linguaggio del corpo! C’erano le movenze  convulse di Antigone che emergevano da un paio di zoccoli rimasti a penzolare al soffitto dopo la sua scelta di togliersi la vita; oppure il corpo scosso di un partigiano caduto a terra a fiaco del suo paio di stivali, rimasti fieri in piedi a centro stanza, dopo la sua cattura, a dire tutto del suo destino. Eccetera ecc. ecc. A parole non rende, ma dal negozio vi assicuro siamo usciti tutti con i brividi! Se vi capita andate a scovare un altro progetto della Cuppini, Rent a Movement, visto a teatro l’anno scorso, progetto bellissimo! 

 

Poi c’è stato "Ottica Spinoza", ironica quanto cinica analisi sociale! Siamo stati invitati a prendere posto in negozio per un test gratuito, con tanto di prova occhiali, di un tipo di lenti sperimentali, nuova frontiera del benessere: filtri in grado di epurare la realtà quotidiana da ogni possibile “errore di sistema” che la società inevitabilmente produce; pare che quest’ultimi non si possano eliminare dalle nostre vite, ma perlomeno ignorare sì: gli occhiali servono a questo, sono in grado di escludere dalla vista ogni tipo di situazione che coinvolga ingiustizia, diseguaglianza sociale, discriminazione di genere ecc, le lenti mascherano ogni immagine che possa disturbare la propria sensibilità, addirittura, con il modello più avanzato, sostituendole con altre “sostenibili per la coscienza”(al posto di un senzatetto vedrò ad es. un operaio felice del proprio lavoro ecc); dulcis in fundo, l’uguaglianza è ottenuta eliminando la diversità a seconda delle convinzioni ideologiche di chi indossa gli occhiali. Alla fine del test, ci dicono che il primo modello proposto non aveva avuto successo commerciale: le prime lenti studiate prevedevano infatti che indossandole si potesse vedere ricchezza e potenziale in ciascun errore di sistema e nella diversità in generale..

C’è stato un episodio prima che iniziasse lo spettacolo che esula dalla finzione teatrale ma che per me ha vinto tutto!! Protagonisti due ignari passanti che senza volere hanno messo in atto, per davvero, il “miracolo” di quelle prime lenti create non per ignorare, ma al contrario, finalmente per vedere! Una coppia si ferma davanti al negozio\palcoscenico con aria incuriosita; fanno per chiedere qualcosa e il primo a rispondere loro è un senzatetto alle loro spalle (un attore in realtà, ma figura talmente appartenente alla “normalità invisibile” da essere percepito come reale senza troppi problemi); i due subito si guardano sbigottiti, sorpresi da quell’accenno di conversazione! Poi “infilati gli occhiali” si aprono in un sorriso titubante e decidono di rilanciare chiedendo qualcosa del tipo, se da lì vedesse anche lui lo spettacolo. Solo allora devono aver inquadrato bene la situazione eheh Quei due signori, così come tutti gli altri-me inclusa, difficilmente in un altro contesto si sarebbero mai immaginati di far conversazione con un “errore di sistema”.. fatto sta che qui per me sta tutta la bellezza del teatro, ma forse dell’arte in generale no.. saper creare almeno per un certo arco di tempo un “mondo altro” in cui tutto diventa (più) possibile in nome del ritrovarsi insieme per vivere una stessa esperienza; mi son spiegata malissimo ma vabbè, fine della storia!

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